19/03/2014 - Alberto Capettini di Metallus.it intervista Eugene


metallus-logoGli Eldritch sono una delle più longeve e qualitativamente convincenti band della scena metal italiana per tante ragioni ma soprattutto per il fatto di aver sempre travalicato i generi andando a toccare un pubblico trasversale nonostante non abbiano raccolto, secondo noi, quanto di buono seminato sin dai primi anni ’90! Sentiamo cosa ci raccontano del nuovo “Tasting The Tears”secondo album che pubblicano per Scarlet Records.

Ciao ragazzi, eccovi di ritorno con il convincente “Tasting The Tears”, cosa ci potete dire riguardo alla genesi dell’album e la scelta di collaborare per la fase finale della preparazione con Simone Mularoni?

L’idea di fare un nuovo album è nata l’estate scorsa. In realtà l’intenzione iniziale era quella di un album apripista che includesse una selezione di songs rivisitate in chiave attuale. La cosa sarebbe stata molto interessante perché avremmo incluso molti vecchi brani, alcuni dei quali suonati in chiave acustica. Purtroppo però alcuni assurdi vincoli contrattuali con la nostra vecchia etichetta ce lo hanno impedito, per cui ci siamo dedicati subito al nuovo album. Personalmente avevo già alcune idee avviate e Rudj, l’altro chitarrista, ne ha portate altre. Unendo le forze, nel giro di un mese e mezzo i pezzi erano già pronti per essere registrati. La scelta di Simone? L’ascolto di alcuni suoi lavori ci aveva impressionato positivamente. La nostra intenzione era quella di avere un sound molto più esplosivo che in passato ed eravamo certi che Simone avrebbe potuto darcelo. Abbiamo lavorato benissimo insieme e credo proprio che anche il mix del prossimo album verrà affidato nuovamente a lui.

La line-up è ormai stabile da un po’ di tempo; pensate che ciò abbia positivamente influito sulla creazione di “Tasting The Tears?

Certamente. Ognuno ha contribuito nel modo migliore e l’affiatamento è in crescita costante. Credo che in futuro potremo fare ancora buone cose insieme perché vedo margini di miglioramento molto ampi e soprattutto grande passione e voglia di fare.

State pianificando un tour di supporto al nuovo album, magari guardando anche oltre confine?

Sì. Stiamo cercando di organizzare alcune date e qualcosa di mirato all’estero. Visti i primi responsi tra recensioni e passaggi radio, ci piacerebbe tornare in Francia dove non suoniamo da molti anni. Ma anche Belgio, Germania…e magari in USA dove abbiamo un buon seguito e siamo molto apprezzati. Al momento non c’è niente di certo ma qualcosa dovrebbe saltare fuori.

A tal proposito che ricordi avete delle esperienze avute in precedenza al ProgPower USA e in occasione delle date americane dell’anno scorso?

Beh, il ProgPower USA merita un discorso a parte. E’ stata una delle esperienze più belle della nostra carriera, un po’ per l’evento (speravamo da anni di essere invitati) organizzato in un modo mai visto prima da altre parti e un po’ per l’atmosfera fantastica. Organizzatori, tecnici, band e fan hanno creato una situazione bellissima di condivisione assoluta in cui tutti erano amici di tutti e l’unico motivo che teneva le persone lì era la passione per questa musica. Anche le date dello scorso anno sono state positive. Peccato che anche negli States il metal è relegato ormai da anni ad una condizione poco più che underground e le possibilità di poter partecipare a quei pochi eventi, è ridotta al minimo. In ogni caso abbiamo diversi contatti da quelle parti e non escludo altre apparizioni in USA.

Dai vostri esordi portate avanti una concezione musicale ben focalizzata e del tutto personale dove sono riconoscibili certe influenze (Coroner, Watchtower, Annihilator) ma del tutto interiorizzate. Tra le cose più recenti avete apprezzato qualche band in particolare?

Quelle che hai elencato sono sicuramente alcune tra le prime nostre influenze più “estreme”, aggiungo anche Fates Warning e Queensryche tra le più melodiche ma soltanto per citarne un paio. Abbiamo un background musicale che spazia dall’hard rock al thrash spaziando anche per roba meno metal. Credo che questo sia uno dei nostri punti di forza. Come giustamente hai precisato, siamo riusciti a creare e mantenere una nostra personalità in cui le varie influenze sono talmente amalgamate che probabilmente non sono neanche facilissime da riconoscere. Questo ce lo hanno sempre riconosciuto e la cosa ci fa veramente piacere. Tra le cose più recenti ad alcuni di noi piacciono molto alcune band svedesi. Più precisamente quelle dell’ala più dark, tipo i Katatonia, gli Opeth…ma anche altre tipo i Soilwork fanno bellissime cose. Credo che dalla Svezia siano uscite le cose più interessanti in fatto di metal negli ultimi anni.

Qualcos’altro d’interessante da aggiungere per i lettori di Metallus?

Metallus è una delle webzine a cui ci sentiamo più legati essendo stata una delle prime ad emergere, nonché una tra quelle che maggiormente ci ha dato spazio. Ringraziamo di cuore lettori e collaboratori, in particolare quelli che ci hanno sempre supportato, sperando di ritrovarci presto ancora qui a commentare un nostro album!

Intervista a cura di Alberto Capettini - www.metallus.it