22/02/2014 - Alberto Centenari - Iyezine.com


eldritch-tasting-the-tears-coverGli Eldritch sono una delle più grandi band Italiane nate negli anni novanta. Punto, tutti a casa, la recensione è finita …
Scherzo, ovviamente, ma la band livornese è veramente fuori categoria in un certo modo di concepire il metal, tanto brava quanto a mio parere mai troppo elogiata, ha in poco più di vent’anni cambiato pelle diverse volte, rilasciando sempre e comunque ottimi album che si sono fatti sempre più maturi col passare del tempo, partendo da quel lontano 1995, anno di debutto con “Seeds Of Rage”, lavoro sulla scia del metal prog dei Dream Theater e bissato dal capolavoro, “Headquake” del 1997, che assicurò loro la partecipazione al Gods Of Metal ed un tour di supporto ai brasiliani Angra (con ancora Andrè Matos alla voce e all’apice del successo).
Ma gli Eldritch, da band di spessore, dopo che nel 1998 uscì il buon “El Niño”, svoltarono verso suoni più aggressivi, anche grazie all’enorme talento di Terence Holler, vocalist a suo agio in qualsiasi tipo di contesto, così che gli album del nuovo millennio (“Reverse” – 2001, “Portrait Of The Abyss Within” – 2003, il bellissimo “Neighbourhell” – 2005) risultarono impregnati di suoni al limite del thrash, sempre tecnicissimi, meravigliosamente metal e senza rimandi ad alcuno.
E questa è la forza di questa band, gli Eldritch assomigliano …. agli Eldritch, ancor di più ora, passati un ventennio, la loro identità è ben marcata e questo splendido Tasting The Tears ne è per l’ennesima volta la prova. Prodotto da Eugene Simone, mixato e masterizzato da Simone Mularoni dei DGM, il disco è un viaggio nelle mille sfaccettature dell’amore, con i testi sempre maturi di Holler, in forma smagliante su tutto l’album così come tutti i ragazzi della band, che è la stessa del precedente “Gaia’s Legacy” e si sente, in virtù di un’amalgama perfetta. La componente oscura qui è molto meno presente che nei lavori precedenti, anche se il tiro è sempre micidiale, tra sfuriate thrash, che sono il marchio di fabbrica del gruppo, i suoni di tastiera dalle stupende melodie metal prog e quel tocco di hard rock melodico capace di rendere ogni brano un potenziale hit. Cosi come le song, anche i musicisti in toto sfoggiano prove di livello assoluto, senza superarsi ma ognuno tremendamente importante per l’economia del lavoro; provando a nominare qualche brano che spicca nel contesto, senza sminuire necessariamente gli altri, citerei : Inside You, la title-track, Seeds Of Love, Something Strong, la ballad Iris e la conclusiva Clouds ma, ripeto, in quest’album non c’è una caduta di tono, una nota che non sia dove deve stare, tutto è straordinariamente al suo posto grazie alla classe e all’immenso talento che gli Eldritch elargiscono costantemente a piene mani.
La band ha ottenuto, fino ad ora, maggiori riscontri all’estero piuttosto che nel nostro paese e la cosa, purtroppo, non stupisce più di tanto; sarebbe arrivato il momento però di riservare la dovuta attenzione e riconoscere finalmente i giusti meriti non solo agli Eldritch ma anche a tutti gli altri grandi musicisti metal nostrani, autentici patrimoni musicali della nostra penisola.

9/10
Alberto Centenari